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Gli atipici avversari. Racconto di Stefania D’Agostino.

Osservare i tornei di scacchi dall’esterno è sempre interessante….
Una delle soddisfazioni di chi gioca è quel sadico sottile piacere dell’annientamento dell’avversario….
Nessuna faccia da poker può nascondere quel giubilo perfido e tronfio del vincitore….come nulla può nascondere il disappunto da gattino abbandonato sotto la pioggia del perdente, insieme a quel pensiero fisso che la partita non è stata persa per merito dell’avversario ma per una propria banale distrazione, fastidio accompagnato dalla tipica espressione facciale di Baggio che sbaglia il rigore ai mondiali del ’94…..


Poi capita l’imprevisto….garruli e ciarlieri ci si presenta al turno del pomeriggio, ci si siede davanti all’avversario e….no!! Perdincibacco (linguaggio semplificato ed epurato!)….. L’avversario è il tuo miglior amico!!!!! Proprio quello con cui sei arrivato insieme in macchina  sopportando stoicamente la sua versione di Pierre dei Pooh!!


Ma come!! Niente sadico piacere….niente gatto abbandonato con la faccia alla Baggio…..no…no…NO!!
Ma ci si diede l’uno di fronte all’altro lo stesso e in quel silenzio catarroso tipico dei tornei si accetta la sfida.


Posso solo immaginare il flusso ininterrotto di pensieri…..perché quando l’avversario lo conosci così bene qualunque cosa pensi credi che l’altro l’abbia pensata insieme a te!
Uno è cauto e posizionale, l’altro fintamente distratto e temerario…..
Uno si alza continuamente inquieto, l’altro è incollato alla sedia come un politico…..
Uno pensa troppo, l’altro troppo poco…..
Non dirò chi ha vinto…..ma a chi ha perso è finito il tempo.
Siglano il formulario…si guardano pensando la stessa cosa…..e continuano a giocare!
Amici si, ma un vincitore “vero” ci deve essere….
Il risultato finale è lo stesso di quello ufficiale……e per un attimo, solo un attimo, compare sui visi quel guizzo da sfida vera con sadico trionfo e gatto Baggio!

 

Precedente racconto di Stefania D’Agostino: Io, me e la boxe … [quando i nostri pregiudizi cadono] Racconto di Stefania D’Agostino.

 

 


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