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La bellezza di una sfida mondiale.

Si leggono spesso pareri discordanti riguardo alla disputa di un Campionato del Mondo di scacchi attraverso una sfida mondiale, anzi a volte si leggono addetti ai lavori che trovano la stessa idea di campionato, e lo stesso titolo di Campione del Mondo, anacronistica quando, oggigiorno, si ha una lista elo aggiornata mensilmente e che include all’incirca tutti i tornei più importanti del pianeta e molti altri ancora.

La quarta partita della sfida Viswanathan Anand – Magnus Carlsen é stata apprezzata dagli scacchisti e seguita da appassionati, tifosi e curiosi con molta emozione e ha offerto continui stimoli e momenti critici a chi l’ha seguita. Ma perché questa partita é particolarmente piaciuta ed ha emozionato?

Se fosse stata giocata in un torneo qualsiasi, anche un supertorneo, sarebbe stata sicuramente meno seguita e vista a livello mondiale. Quello che più cambia é, però, che quando vediamo certe mosse come quella di Carlsen 18) … Axa2, con il norvegese che é andato a prendere un pedone laterale senza sapere, o curarsi, se si sarebbe infilato nella preparazione casalinga del Campione del Mondo, oppure quella di Anand 35) Ce4 che permetteva l’immediata Txg4+ (solo prendendo due delle mosse in una partita ricca di emozioni e mosse “creative” e “coraggiose”), esse ci appaiono così belle ed emozionanti perché, nella nostra consapevolezza e in quella dei due giocatori, con tale mossa essi si stanno giocando il titolo mondiale; questo accresce la bellezza delle mosse: quando si prende un rischio non si sta solamente rischiando di perdere, o cercando di vincere, una partita a scacchi, ma questa mossa, e partita, vale il titolo mondiale. Questo aggiunge fascino ed emozioni alle singole mosse e alla partita stessa.

Ovviamente questo motivo é poi amplificato dal fatto che, in una finale del Campionato del Mondo, le partite sono commentate da diverse parti e persone, come sul sito ufficiale della sfida, mass-media e altri siti internet (come accade in questa occasione sul Corriere.it), e questo permette a un numero maggiore di persone di capire di più ed emozionarsi anche loro, aiutate anche dai commentatori e dai “numerini” che danno i software scacchistici che valutano la posizione. Il grande numero degli spettatori é sintomo del fatto che la sfida mondiale mantiene un suo fascino di per se, forse dovuto anche al fatto che non accade molto spesso, al massimo una volta l’anno.

In aggiunta, una sfida mondiale ci offre sempre un qualche spunto particolare: in questo caso (Anand-Carlsen) quello principale é, forse, la sfida “delle generazioni” (22 anni Carlsen 43 Anand, con entrambi ormai prossimi ad aggiungerne uno), la sfida della prestanza e resistenza fisica (Carlsen) contro la conoscenza enciclopedica accumulata nei decenni (Anand), l’inesperienza (di competere per un titolo mondiale) contro l’esperienza (diverse sfide e campionati mondiali su diverso formato, giocando la prima contro Karparov nel 1995). Ma é anche la sfida tra lo scacchista europeo (Carlsen) e quello asiatico (Anand), tra quello affabile con tutti, giornalisti compresi (Anand), e quello scontroso e con aria, nemmeno troppo dissimulata, di superiorità (Carlsen) che spesso si nega rispondere alle domande dei giornalisti perché sono troppo “stupide” oppure rispondendole con monosillabi. Per non parlare degli “stili” di gioco diversi o per lo meno per scelte di impianti di gioco e trattamenti diversi delle posizioni.

La sfida ci offre un incontro di due persone diverse, con caratteristiche diverse e da la possibilità al pubblico di conoscer meglio i due contendenti, le loro idiosincrasie e loro modi di fare, aspetti del loro carattere sinora sconosciuti il tutto in un ambiente e momento ricco di tensione ed emozione.

É per tutto questo che una partita come la quarta del match, sebbene terminata in pareggio, ci pare bella ed emozionante. É per questo che una sfida mondiale é affascinante.

 

articolo di Volfango Rizzi

 


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