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Retroscena, cronache e problematiche di una Olimpiade giocata al Circolo Polare.

Articolo (in due parti) di Matteo Zoldan; Parte I:

Si sono concluse le 41° Olimpiadi degli Scacchi, in svolgimento a Tromsø in Norvegia, vince per la prima volta nel torneo assoluto la Cina mentre per la terza volta consecutiva il torneo femminile è stato conquistato dalla Russia.

La squadra cinese era considerata una delle favorite della vigilia, insieme a Russia (favorita n°1), Francia, Azerbaijan, Ucraina e Armenia, quest’ultima vincitrice tre volte nelle ultime quattro edizioni grazie alla capacità di tutta la squadra esprimersi al meglio proprio in occasione di questo, da loro sentitissimo, appuntamento sportivo.

Pochissime le sconfitte collezionate dai magnifici 5 e pochissimi gli incontri che li hanno visti in svantaggio o in difficoltà…per quanto possa essere nel mondo degli scacchi professionistici di altissimo livello dopo le partite durano anche 5 o 6 ore e basta una mossa sbagliata per compromettere, anche irrimediabilmente, ore di lavoro alla scacchiera.

La squadra cinese si è infatti aggiudicata la manifestazione con 19 punti, frutto di 8 vittorie, 3 pareggi e nessuna sconfitta (unica formazione in tutto il torneo a concludere imbattuta), dando una prova di grande solidità ed ovviamente talento. I 5 giocatori (4 a rotazione giocano ed uno sta in “panchina”) tutti in possesso del titolo di Grandi Maestro e tutti contribuito alla vittoria con ottime performance individuali. Performance che hanno permesso alla terza scacchiera il GM Yu Yangyi di vincere la medaglia d’oro individuale per il miglior risultato conseguito nella scacchiera di appartenenza con 9 punti e mezzo su undici partite disputate e al GM Ding Liren di vincere la medaglia di bronzo per il terzo miglior risultato in seconda scacchiera.

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La squadra cinese: trionfatrice nelle 41esime Olimpiadi.

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Il dato più incredibile è indubbiamente come in 44 partite giocate dai giocatori cinesi essi abbiamo patito un’unica sconfitta, subita dalla prima scacchiera cinese Wang Yue il terzo turno contro il GM ungherese, ed ex sfidante al titolo mondiale, Peter Leko.

Grande delusa della manifestazione la squadra russa la quale ancora una volta, passata l’era di Kasparov e Karpov, non è riuscita ad aggiudicarsi il gradino più alto e neppure arrivare nelle prime tre classificate (è giunta 4° dietro Cina, Ungheria e India) nonostante schierasse alcuni fra i migliori giocatori del mondo, Kramnik, Grischuk, Svidler, (il più deludente della squadra russa) Karjakin e Nepomniachtchi, ed avesse la media ELO (punteggio della Federazione Scacchistica Internazionale, ovvero la FIDE) più elevata fra tutte le squadre presenti.

Non si può dire lo stesso delle squadra femminile della Russia vincitrice delle Olimpadi femminili per la terza volta consecutiva questa volta davanti a Cina e Ucraina!

Le eroine russe come le ha definite in conferenza stampa il presidente della federazione russa Andrei Filatov (nuovo vicepresidente della FIDE) sono la GM Kateryna Lagno (fresca naturalizzata russa ed entrata in squadra all’ultimo momento), la GM Valentina Gunina (medaglia d’oro in seconda scacchiera con 8 punti su 10 partite), la GM Alexandra Kosteniuk (medaglia d’oro in terza scacchiera con 7,5 punti su 9 partite) e le WGM Olga Gyria e Natalya Pogonina. Indiscutibile la supremazia di questa squadra che ha ottenuto ben 10 vittorie a fronte di un’unica sconfitta in 11 incontri.

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L’incontro (femminile) Bulgaria-Russia. Fotografie di Matteo Zoldan.

 

E’ il momento però di fare un passo indietro per offrire una visione complessiva di questo evento a squadre che si svolge ogni due anni raccogliendo squadre di professionisti e dilettanti provenienti da tutto il mondo.

In questa 41° edizione erano presenti 172 squadre nel torneo assoluto, dedicato a uomini e donne, dunque fino ad un massimo di 885 giocatori/trici e 136 squadre nel torneo femminile e dunque fino ad un massimo di 680 giocatrici, dove le squadre possono presentare solo appartenenti al gentil sesso.

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Non c’è dubbio che l’enorme volume di giocatori presenti nello stesso luogo, la presenza contemporanea di uomini e donne (non sempre i tornei li vedono giocare nello stesso momento nella medesima località) e di professionisti a amatori, rappresentino il fascino unico di questa competizione che ha avuto la sua prima edizione ufficiale disputatasi a Londra nel 1927 con l’Ungheria vincitrice nel torneo maschile.

Le Olimpiadi di scacchi rappresentano senza dubbio il punto di maggior similarità e contatto che questo sport della mente ha con le discipline prettamente motorie, presenti ogni 4 anni a quelle estive o invernali; d’altronde non c’è scacchista o appassionato che non speri un giorno di vedere gli scacchi riconosciuti dal CIO come sport olimpico ed inserito nell’apposito programma.

Non sono state però delle olimpiadi “facili”: negli ultimi 6 mesi ci sono avvenuti rilevanti atriti fra il comitato organizzatore norvegese e la FIDE, tanto che la decisione dei primi, ad un mese dall’inizio, di escludere dal torneo femminile la Russia campione in carica, ha spinto la federazione internazionale a minacciare lo spostamento delle Olimpiadi in altra località (si era parlato di Sochi e dell’intervento come organizzatore proprio della Russia grazie all’interessamenti niente di meno che di Vladimir Putin).

Il fatto che in occasione della manifestazione olimpica si svolgesse l’85° congresso della FIDE e l’elezione del nuovo presidente in carica per i successivi 4 anni e che la federazione norvegese appoggiasse apertamente il candidato di opposizione, il russo ed ex campione del mondo Garry Kasparov, presentatosi contro il presidente uscente, il calmucco Kirsan Ilyumzhinov, non ha facilitato i rapporti fra la stessa ed i vertici uscenti della FIDE.

Tutto questo ha avuto delle ripercussioni anche in chiave Olimpiadi, dove la politica sportiva a tratti ha usurpato il ruolo di protagonista, a scapito dell’evento agonistico. Il resto l’hanno fatto le difficoltà con cui gli organizzazioni norvegesi hanno portato a termine i lavori di preparazione dell’evento e le numerose polemiche intercorse nei mesi a ridosso dal loro inizio.

Alcuni mesi orsono mondo scacchistico era rimasto sbalordito dall’annuncio della federazione norvegese di aver esaurito i 20 milioni di corone norvegesi, ricevuti dal proprio governo, senza aver completato il proprio percorso organizzativo. Fortunatamente anche questo allarme era poi rientrato grazie ad un nuovo intervento del governo norvegese e di un suo ulteriore stanziamento economico.

Alla luce di un budget tanto sostanzioso e della ricchezza economica di questa nazione che al momento può annoverare il ventiquattrenne e fresco campione del mondo di scacchi Magnus Carlsen (titolo conquistato a dicembre 2013 sconfiggendo nel match mondiale l’indiano Vishy Anand proprio a casa “sua”) le attese erano notevoli … purtroppo i risultati non si può dire lo siano stati altrettanto!

Secondo l’impietoso giudizio dei veri protagonisti della manifestazione, ovvero giocatori e arbitri, si è trattato una delle olimpiadi meno soddisfacenti dell’ultimo decennio.

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Matteo Zoldan, autore dell’articolo, assieme al volontario italiano alle Olimpiadi al Circolo Polare Artico.

(la Parte II verrà pubblicata a breve)

Articolo di Matteo Zoldan

 

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