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Bobby Fischer, gli scacchi ed il pugilato. Racconto di Gherardo Maria Gismondi.

Quella mattina, Robert si svegliò con tutta calma, tra le eleganti lenzuola dell’hotel Loftleidir di Reykjavik. 

Fece le sue abluzioni quotidiane e e si mise in ordine.

Indossò la camicia Sy Devor e l’abito di foggia sartoriale preparato su misura per lui dallo stesso sarto che realizzava gli abiti per il Presidente degli Stati Uniti.

Preparò poi con meticolosa cura una borsa da palestra, inserendo un costume da bagno, un accappatoio, le ciabatte da piscina, dei piccoli guanti a mezzo dito, un paio di calzoncini da pugile, i calzini di cotone e spugna e le calzature da ginnastica ed infine gli immancabili guantoni, oltre ovviamente il necessario per la doccia.

Una volta pronto, Robert, scese dabbasso con l’ascensore fino al piano seminterrato dove erano allocate: una piscina da 10 metri e una piccola palestra allestita di tutto punto: erano infatti presenti vari manubri di diverso peso, bilancieri e un sacco da allenamento pugilistico, oltre ovviamente ad una piccola stanza che fungeva da spogliatoio, con annesso bagno, completo di servizi igienici e una doccia.

Robert si spogliò. Indossò senza fretta i calzoncini, le calze di cotone e spugna e le scarpe da ginnastica. Poi indossò i piccoli guanti a mezzodito.

Decise di iniziare a scaldarsi saltando la corda e, terminato l’esercizio, fece una decina di flessioni e altri dieci piegamenti addominali.

Terminati gli esercizi di riscaldamento si avvicinò alla borsa e ne tirò fuori i guantoni in pelle. 

Li indossò, annodando bene le stringhe. 

Dopodiché Robert, soddisfatto di come calzassero i guantoni sulle sue mani, si avvicinò al sacco da pugile.

Bobby Fischer a Reykjavik.

E colpì.

Colpì ripetutamente quel sacco, con diretti, montanti e ganci destri e sinistri.

Provò combinazioni di colpi e quando il sacco tornava verso di lui, di quando in quando, provava a ruotare il fianco ora destro ora il sinistro per schivare il sacco e colpirlo d’incontro.

La sua tecnica pugilistica era notevolmente migliorata nel tempo ma, quel giorno, i suoi sentimenti erano contrastanti: si sentiva nervoso. Sentiva il peso della responsabilità di affrontare Boris per il titolo mondiale; non tanto per se stesso e per il fatto di essere lì, ormai vicino al raggiungimento di quello che sin da adolescente era stato il suo obiettivo, quanto per le parole del Segretario Kissinger che gli aveva riferito il giorno prima, per telefono, quanto il Presidente e la Nazione americana gli fossero grati per quel risultato ma che tutti loro si aspettavano una decisa vittoria dell’incontro. 

Troppo importante, in quel preciso momento storico, era infatti per gli Stati Uniti, dimostrare, ancora una volta, dopo la spedizione sulla Luna di tre anni prima, la propria superiorità sui sovietici.

Alle 17 di quell’undici luglio 1972, la sfida per il titolo mondiale di scacchi, infatti, avrebbe avuto inizio.

Robert era pronto, nessuna esitazione, nessuna emozione, solo professionalità e precisione come un grande felino che non può non far altro che ghermire la gazzella sperduta, più giovane o malata e ucciderla per continuare a vivere, in un ambiente ostile e selvaggio, dove l’unica cosa che conta è il giorno stesso ed essere in vita il giorno dopo. 

Analizzando queste poche righe, possiamo affermare che il giocatore professionista di scacchi ed in particolare il campione non è solo una “macchina da scacchi”: studiosa delle aperture, inventrice di nuove trappole nel mediogioco e continuamente in esercizio nell’analisi di finali complessi e nella memorizzazione e analisi di partite giocate dai grandi del passato o di varianti anche appena abbozzate da giocatori meno famosi.

Il giocatore di scacchi professionista ha cura del proprio fisico e ogni giorno è obbligato a svolgere esercizio fisico tenendo fede all’antico motto latino: “mens sana in corpore sano”.

By Bundesarchiv, Bild 183-76052-0335 / Kohls, Ulrich / CC-BY-SA 3.0, CC BY-SA 3.0 de, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=5665206

Si potrebbe giungere ad affermare che è proprio dall’esperienza sul campo di campioni assoluti, come Robert “Bobby” James Fischer, che è nata l’idea di codificare lo scacchipugilato o, nell’accezione inglese, chessboxing.

Il chessboxing è una disciplina sportiva, nata ventitrè anni fa, che coniuga l’attività atletica con quella mentale degli scacchi.

Da un lato la “noble art” del pugilato, lo sport dove il contatto pieno tra i due contendenti è regolamentato certo ma ovviamente può determinare danni fisici a entrambi anche gravi e purtroppo in rari casi, letali se l’arbitro non interviene con decisione e tempestivamente, dall’altro il “nobil giuoco” e, pur tuttavia, anche la disciplina sportiva che il campione del mondo per oltre vent’anni, Garry Kasparov ha definito: “lo sport più violento del mondo”.

Del resto, lo stesso “Bobby” Fischer già dieci anni prima riteneva che la finalità degli scacchi fosse l’annientamento della mente dell’avversario.

Lo scacchipugilato, tuttavia, non è solo sport, è anche spettacolo e tende a evitare che lo scontro pugilistico si faccia estremamente duro, violento e brutale e, utilizzando il sistema “rapid” delle partite di scacchi, vuole permettere a chiunque abbia un minimo di conoscenza scacchistica di cimentarsi anche in uno sport fisico, depurato dell’agonismo eccessivo del pugilato professionistico.

Per questo la Federazione Italiana ScacchiPugilato propone non solo il chessboxing a contatto pieno ma anche il chessboxing Light dove è vietato affondare i colpi durante il round di boxe e il chessboxing-fit  in cui nei round di boxe si colpisce esclusivamente un sacco e, ancor più recente, il chessfitness dove addirittura i due contendenti si affrontano solo sulla scacchiera l’uno contro l’altro mentre fanno qualche esercizio ginnico tra una mossa e l’altra. Avendo quindi due discipline non di contatto.

In particolare, il chessboxing light e il chessfitness si propongono di avvicinare i giovani meno dotati fisicamente comunque a praticare dello sport atletico e a lavorare sulla coordinazione nell’espletamento dell’esercizio fisico e sulla tecnica dell’esercizio ginnico e quindi a non trascurare la propria forma atletica e a migliorare le proprie abilità fisiche, comunque necessarie per affrontare appieno la vita oltreché lo sport.

Inoltre, lo sport del chessboxing implementa quello degli scacchi e viceversa gli scacchi implementano lo sport della boxe, perché restituiscono di entrambi, alla generalità delle persone un’immagine più corretta, verrebbe da dire più sana e equilibrata ai fini della pratica di entrambi gli sport tra gli adulti ma soprattutto tra i giovani e tra i bambini.

È indubbio che a fronte di tanti appassionati di boxe e tanti appassionati di scacchi in Italia, tanti genitori non scelgono né gli scacchi né la boxe quale primo o secondo sport da far fare ai propri figli in quanto da un lato una certa cultura “buonista” ha restituito della boxe solo una immagine violenta e brutale, quasi fosse uno sport tribale da selvaggi, buono per chi abita nei sobborghi e nelle periferie del mondo per emergere in qualche modo ma in fondo con poche possibilità di divenire una persona che viene accolta nel cosiddetto “bel mondo” o mondo dei “ben pensanti” dall’altro lato in quanto sempre da una certa cultura, questa volta di lato opposto è stata restituita degli scacchi una immagine di sport buono per le persone molto introverse, secchione, occhialute, nerd o addirittura adatto a individui portatrici di sindromi autistiche o di handicap vari che non avranno mai una donna o un uomo accanto e che al massimo potranno aspirare a entrare in qualche servizio di intelligence dove potrebbero mettere a frutto le loro qualità di nerd del computer o cose del genere. 

Invece, come detto, lo scacchipugilato, ed esattamente le due versioni light e fit, restituiscono ad entrambi gli sport una uguaglianza con gli altri sport atletici vale a dire di essere teoricamente sport per tutti e per tutte le età dai bambini agli adulti.

In questo senso il sottoscritto ha aderito con entusiasmo a partecipare all’evento tenutosi il 22 e il 23 novembre scorso, a Milano organizzato dalla Federazione Italiana Scacchi Pugilato direttamente dal suo Presidente, Volfango Rizzi.

E con rinnovato entusiasmo ha partecipato all’evento del 25 gennaio 2026 che si è tenuto a Roma per continuare a profondere per quanto possibile le proprie energie in questa nuova avventura di promozione e diffusione di questa recente disciplina che ha tanto da donare e tanto può aiutare alla crescita e alla valorizzazione equilibrata delle abilità fisiche, caratteriali e cognitive dei bambini, dei giovani e perché no anche delle persone in età adulta.

VIVA gli scacchi, VIVA il pugilato, VIVA lo SCACCHIPUGILATO!!! 

Gherardo Maria Gismondi


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